giuseppe quaranta recensione il resto del carlino

Da “Il Resto del Carlino”: Giuseppe Quaranta e il fascino del tempo che non passa

Giuseppe Quaranta e il fascino del tempo che non passa

Censimento musicale. Un cantautorato ‘analogico’, per ricordare con originalità i classici del Made in Italy

giuseppe quaranta recensione il resto del carlino

http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/censimento-musicale/giuseppe-quaranta-1.3708497

Bologna, 7 febbraio 2018 – Si rifà forse a ciò che di più caratteristico c’è nella tradizione musicale italiana Giuseppe Quaranta, 40 anni, pugliese da tempo di stanza a Bologna. Cantautorato analogico, il suo, ma non per questo pessimista. Caratteristico, piuttosto, o prototipico: il Made in Italy sonoro nel senso più puro del termine. Qui, una volta tanto, i vecchi e nuovi suoni d’Oltreoceano non entrano.

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Merito di una radice popolare piuttosto esposta, sebbene per nulla etnica. Piuttosto nazionalpopolare com’è Sanremo, come lo erano le chitarre e le intonazioni di Modugno, Baglioni e Califano – suggerisce l’autore -, ma anche Cutugno e Zarrillo, suggeriamo noi, e Zucchero e Al Bano, perché no. Sì, Al Bano, e poi che male c’è? Non è mica vergognoso essere popolari. Tanto più se ci riferiamo al significato originario del termine: brani cantautorali, preminentemente voce e chitarra, al massimo voce e pianoforte, votati ai temi dell’amore, certo, ma di un amore per niente neomelodico. Piuttosto umano e razionale, privo di miele del vuoto di contenuti di certo pop radiofonico.

È forse questo allora il carattere più autentico di Quaranta. Più del senso del tempo, della voce piena e degli accenni rock, che spuntano a impreziosire qualche brano del disco pubblicato nel 2016. “Le regole della felicità”.

Un salto felice a un genere e un passato recente che, almeno in musica, non sono stati ancora così fortunati da essere riscoperti. Forse non sufficientemente antichi, eppure a pensarci già mitologici. Chiudere gli occhi per credere: l’atmosfera ricorrente, in Quaranta, è quella popolare e autentica delle colonne sonore di certo cinema italiano anni ’70, dei Festival dall’Ariston col sempiterno Baudo o prima ancora con Mike Bongiorno. Brani il cui tempo, più che al polistrumentismo imperante nei ’90, agli elettronicissimi anni Zero e al ritorno del rap degli anni Dieci, preferisce le strofe regolari e i cambi di tonalità in crescendo dei nostri Concato, dei Guccini, del primo De Gregori.

Il tempo è anche il protagonista del brano che fa da singolo, con un bel video girato a Bologna. Lo trovate qui sotto. Il disco, invece, è su Spotify.

LA SCHEDA

Nome: Giuseppe Quaranta

Genere: cantautorato

Disco: Le Regole della Felicità (Cultural Association Studio Soundlab / Giuseppe Quaranta)

 

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